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Atalanta Inter, se Atene piange, Sparta non ride

Peggio di così Atalanta e Inter non potevano arrivare al derby in tinta nerazzurra in programma domenica 8 novembre al Gewiss Stadium.

Un match da sempre affascinante, ricco di emozioni e di gol, come testimoniano le statistiche, ma giocate sul filo della condizione psicofisica.

Dall’ultimo incontro (1 agosto 2020) le cose sono un po’ cambiate sia per Gasperini che per Conte,  e per entrambi la parola d’ordine in questa settimana è stata “riflessione”, soprattutto alla luce delle sconfitte pesanti in Champions. Se Atene piange, Sparta (scegliete voi chi è incarna l’una chi incarna l’altra) di certo non ride. Vediamo perché.

Atalanta Inter, allarme difesa

INDIFESE-  Non è di certo un segreto di Pulcinella che la Dea da anni crei molto in fase offensiva, ma conceda altrettanto nella fase difensiva.

Aldilà della cinquina subita contro i fenomeno del Liverpool che contano fino ad un certo punto, preoccupano invece i dati in campionato: 20 gol subiti in 9 match stagionali (media di oltre 2,1 gol a partita), e una difesa che stenta ancora a ritrovare quei meccanismi solidi del passato.  Fragilità a livello individuali e tattiche che per molto tempo sono state coperte dalla straripanza offensiva di Zapata e compagni, ma che ora anche lo stesso Gasperini fatica non nascondere più.

Sull’altra sponda però i tifosi interisti sono ancor più giustificati a lamentarsi di Conte, passato in poco tempo da guru della tattica a uomo monotematico e senza idee.

Stessa difesa a 3, cambiano gli interpreti, ma non la sostanza: 15 gol subiti in 9 partite (media di quasi 1,7 gol a partita), forse meno grave della situazione atalantina, ma in questo caso a preoccupare l’allenatore salentino è la qualità e la facilità dei gol subiti, soprattutto contro squadre di media-bassa classifica come Benevento, Parma e Fiorentina.

Il passato non si dimentica, e allo stesso modo anche i tifosi meneghini ricordano come ai tempi della Juventus facesse proprio della difesa il suo punto di forza: al suo primo anni in bianconero, infatti, subì solo 20 gol in 38 giornate.

A pieno ritmo

Lenta, imprecisa, e totalmente avulsa dal gioco. Così è apparsa la Dea nella  sfida contro i Reds , come ha dichiarato in seguito anche Gasperini, visibilmente preoccupato per un’intensità che stenta a crescere in questo inizio di stagione. L’assenza di De Roon certamente si fa sentire, così come quella delle ali, meno propositive ed intraprendenti del solito (titolari e non, sia chiaro), ed è inevitabile che meno spinta e pressione, portino la Dea a giocare le sue partite allo stesso livello delle avversarie. Come dichiarato anche in passato dal tecnico nerazzurro, l’Atalanta è straripante solo a certi livelli di intensità, altrimenti calando, perde di brillantezza, velocità di pensiero, esponendosi maggiormente ai rischi.

Non  sono un caso le sconfitte di Napoli e in casa contro la Samp, dove il ritmo è mancato, e la squadra stenta a ballare come il suo capitano.

Anche Conte in termini di intensità a qualcosa da recriminare, ma a se stesso e poi ai suoi giocatori. Nonostante disponga di un centrocampo molto fisico, tecnico e di esperienza, i problemi maggiori sembrano provenire proprio dal centro nevralgico: Brozovic non incide più nella manovra, Vidal ci mette la garra ma non è più  il guerriero dei tempi bianconeri.

Se poi ci aggiungiamo l’incompatibilità tecnico-caratteriale di Eriksen, gli unici a dare un po’ di verve ai meneghini sono le fasce e gli attaccanti, giustamente dettati all’attacco e mai più alla costruzione di gioco, e per questo spesso avulsi proprio dalla dinamiche tattiche delle singole partite.

Atalanta Inter, tra incomprensioni e mercato

Le incomprensioni sono strane, e sarebbe il caso di evitarle, soprattutto quando in paio ci sono obiettivi importanti.

In casa Atalanta i dubbi non riguardano gli obiettivi prefissati in camera caritatis, ma un mercato che al omento non pare aver fornito i giusti rinforzi a Gasperini.

Se per gli esterni abbiamo visto come Depaoli e Mojica facciano anocra fatica ad integrarsi e quanto meno avvicinarsi alla baldanza di Hateboer e Gosens, in attacco Gasp fatica a dare fiducia ai nuovi. Miranchuk non pare poter entrare neanche 5 minuti contro il Liverpool, quando i giochi sono già stati fatti da un’ora, preferendo il debutto ufficiale del Primavera Ruggeri.

Condizione ottimale o meno, a questo punto l’abbondanza in attacco sembra più un problema che una soluzione per Gasperini, da sempre propenso ad oliare i meccanismi molto gradualmente (vi ricordate quando Freuler e Hateboer dovettero far più di 6 mesi di rodaggio prima di convincerlo?). Un’incomprensione che di regola dovrebbe risolversi tra le mura di Zingonia, ma che forse al momento pare condizionare la lucidità del tecnico piemontese e della squadra.

Alta tensione

Il clima che si respira in casa interista non è di certo all’acqua di rose, anzi, è una bomba pronta ad esplodere.  Il colloquio avvenuto a Villa Bellini nello scorso agosto ha influito sulle dinamiche societarie, oltre che sulla mentalità dell’allenatore Conte.

Da allora, l’ex juventino apre aver perso la sua verve, la sua forza, e il vulcano che siamo stati soliti vedere eruttare nei postpartita, è tornato nel suo stato di quiescenza, forse proprio per direttiva di Zhang in persona.

La squadra non incarna più l’animo e la grinta del suo condottiero, proprio perché lo stesso condottiero pare demotivato e costretto a rimanere nella sua prigione dorata solo per non far sborsare alle casse nerazzurre ulteriori milioni inutili per allenatori in vacanza.

Insomma, entrambe arrivano a questo match con molte criticità, insicurezza e dubbi, e mai come questa volta forse più che l’aspetto tecnico-tattico, saranno le motivazioni a fare la differenza.




Milan-Atalanta 1-1 – Dea e Diavolo, chi ha fermato chi?

Si tratta di uno dei processi più conosciuti nell’ambito della fisica della particelle: l’annichilazione. Avviene quando una particella subatomica incontra la sua antiparticella. L’esempio classico è quello dello scontro tra l’elettrone e la sua antiparticella, il positrone. Una collisione dalla quale scaturiscono due fotoni gamma, ossia due particelle dall’alto contenuto energetico.

Ebbene, la sfida tra Milan e Atalanta di ieri sera ha ricordato un po’ il processo fisico dell’annichilazione. Dallo scontro tra le due squadre più in forma in questo periodo atipico di campionato, ne è scaturito un pareggio che rafforza il “contenuto energetico” di entrambe le formazioni.

La partita è stata pressoché equilibrata. Una rete per parte, una clamorosa occasione per parte (il rigore sbagliato da Malinovskyi per i nerazzurri e il palo colpito dall’ex Bonaventura per i rossoneri) e nessuna squadra che abbia nettamente dominato l’una sull’altra.

Da qui, l’accrescimento di consapevolezza per entrambe. Per il Milan è completato con un percorso quasi netto il periodo di incontri con le “grandi” del campionato 2019-2020, per l’Atalanta la dimostrazione (dopo la vittoria con il Bologna) di riuscire a prendere punti su campi difficili e contro avversari in condizione, nonostante la squadra sia in calo naturale di forma atletica e, soprattutto, conviva col rischio di appagamento avendo già raggiunto l’obiettivo della qualificazione alla prossima Champions League (a netto del pluricitato caso di Roma e Napoli vincenti in EL e in Champions il prossimo agosto).

Ma anche una partita che lascia un quesito. Chi ha fermato chi? Il Milan ha fermato l’Atalanta che vincendo si sarebbe portata a -3 dalla Juventus o è stata la Dea a stoppare la corsa del Diavolo verso quel quinto posto che significherebbe Europa League diretta? Un quesito curioso, destinato probabilmente a non aver risposta.

Ora per la compagine di Gasperini vi sono le ultime due fatiche. Con Parma e Inter, la Dea si giocherà un secondo posto in campionato che profuma di storia solo a scriverlo (ma attenzione, lo diciamo subito, guai a rimanere delusi nel caso non arrivasse questo piazzamento, eh) ma, soprattutto, affinerà la preparazione in vista della Final-8 di Champions League a Lisbona. Il 12 agosto e il PSG sono sempre più vicini…

Articolo a cura di Giuseppe Pucciarelli




Atalanta-Bologna 1-0 – Dea, record e acciacchi

I record sono tali perché hanno una caratteristica: quella di poter essere battuti. E la vittoria di ieri dell’Atalanta sul Bologna per 1-0 ha fatto sì che tre primati in salsa nerazzurra sono stati frantumati. In primis, il record dei punti. Sembrava difficilissimo superare i 72 punti stabiliti dalla prima Atalanta di Gasperini nel 2016/2017, invece la Dea in salsa 2019/2020 ci ha messo addirittura tre partite in meno rispetto alla scadenza naturale del campionato per giungere già a quota 74.

Poi, il record di imbattibilità in Serie A, 15 risultati utili di fila nel massimo campionato (quello assoluto è formato dai 24 risultati utili dell’Atalanta di Mandorlini in Serie B nel 2003/2004). E ancora il record di vittorie in Serie A, 22. Infine, un primato personale. Ossia, quello stabilito da Luis Muriel. Con il gol da 3 punti di ieri, il colombiano sigla la 18/a rete personale e soprattutto l’11/a partendo della panchina. Un primato singolare a livello italiano, quasi sfiorato a livello europeo (meglio di lui ancora lo spagnolo Alcacer, 12 gol partendo dalla panchina nel 2018/2019).

Insomma, una vittoria che porta con sé diversi record. Ma fa capire anche un’altra cosa. Ossia, il pensiero inconscio del PSG è ben radicato nei calciatori dell’Atalanta. Il primo tempo della sfida con i felsinei ha seguito la stessa riga di quello del “Bentegodi” sabato. Gli avversari si sono fatti preferire nei primi 45 minuti, con l’Atalanta che ha lasciato fare per poi sfruttare il tasso tecnico a propria disposizione (eh, già, nessuno può permettersi un Muriel e un Malinovskyi in panchina, tra le migliori compagine del lotto) e l’inevitabile calo fisico degli avversari per portare a casa la partita.

Però sulle seconde palle e sul ritmo dell’intensità, non è stata la solita Atalanta. Ed è normale che sia così. Il gruppo di Gasperini ha sudato e ha lottato per tutto il campionato e per tutta l’edizione della Champions League, raggiungendo traguardi impensabili ai più. E ogni calciatore merita di giocarsi la famosa partita del 12 agosto.

Anche perché, giocando ogni tre giorni e con il caldo che comincia a imperversare, il rischio di acciacchi seri è dietro l’angolo. Per informazioni, chiedere a Djimsiti, Palomino e Zapata, che hanno preso botte da valutare. Ergo, non chiediamo la luna a questi ragazzi in queste ultime tre partite. L’obiettivo, ora, è arrivare integri al 2 agosto




Verona-Atalanta 1-1, la differenza tra sogno e realtà

La differenza tra sogno e realtà la si può misurare? I tifosi dell’Atalanta, dopo la sfida pareggiata ieri al “Bentegodi” con l’Hellas per 1-1, forse hanno una risposta a questo quesito. La differenza tra sogno e realtà è possibile quantificarla in quella manciata di centimetri per la quale il tiro di Pasalic su cross di Gomez è andato fuori.

Se quel pallone fosse entrato, parleremmo di una vittoria da grande squadra da parte della Dea che manterrebbe ancora in vita il sogno dello scudetto. Invece, il comunque ottimo punto raccolto dai nerazzurri a Verona (campo dove, vale la pena ricordarlo a qualche ultracritico dell’ultima ora, la Juventus HA PERSO e l’Inter ha pareggiato), ha fatto “ripiombare” l’Atalanta nella realtà.

Una realtà che è comunque stata sempre concreta. Basta leggere il calendario. Alla Juventus bastano 9 punti per il nono scudetto consecutivo e, a meno che sia la squadra bianconera a NON volerlo vincere, questi punti tra Lazio, Udinese, Sampdoria e Cagliari arriveranno tranquillamente. Una realtà che è comunque splendida. 71 punti a quattro giornate dalla fine, il potenziale posto Champions League distante solo una lunghezza e che potrebbe divenire matematico già questa sera se la Roma non batte l’Inter. E l’ennesimo record eguagliato, quello dei 18 risultati utili consecutivi in Serie A.

Altri due fattori appartengono a questa realtà. In primis, l’avere la testa già al PSG. Avevamo pensato fin dal principio che questo nuovo campionato post interruzione causa coronavirus dell’Atalanta fosse improntato su questa caratteristica: premere il pedale dell’acceleratore dall’inizio, chiudere i giochi in chiave qualificazione Champions e poi gestire nelle ultime quattro partite. Ma per vedere se accadrà questo, bisognerà aspettare per forza i risultati di Roma-Inter e Juventus-Lazio.

E poi la questione Ilicic. Dalle poche cose che Gasperini ci ha fatto capire, abbiamo percepito come il problema dello sloveno sia essenzialmente psicologico. Noi non possiamo far altro che mandargli il nostro in bocca al lupo. Forza Josip.

Articolo a cura di Giuseppe Pucciarelli