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MERCATO ATALANTA: DUBBIO PORTIERE, SI CERCA IL VICE DE ROON. BOGA QUANTO COSTI!

Il mercato dell’Atalanta da qualche settimana è entrato nel vivo, prima ancora della sua effettiva data d’inizio (1 luglio).

D’altronde si sa, il calciomercato non dorme mai, come il nostro Sartori che in questa estate dovrà fare i conti con alcune uscite ed entrate  ben oculate.

Mercato Atalanta, cambio della guardia tra i pali?

(O)SPINA NEL FIANCO- L’interesse per il colombiano è vivo, e Gasperini ha fatto capire che vuole un portiere abile con i piedi. Se poi è pure colombiano e quindi ha già l’endorsement dei suoi compagni di nazionale Muriel e Zapata, la trattativa non può che essere agevole.

In scadenza nel 2022, ingaggio “basso” per le casse nerazzurre. L’identikit del portiere del Gasp. Non si molla però la pista Musso dell’Udinese, molto apprezzato sì, ma che la gioiellerie del patron Pozzo a Udine vende a prezzi troppo esosi. La trattativa rimane calda, ma finché non si abbasseranno le pretese dei friulani, Ospina rimarrà l’unica vera alternativa.

C’è chi potrebbe arrivare e chi quasi certamente lascerà Bergamo. Uno tra Gollini e Sportiello è destinato a emigrare altrove, e in quest’ottica Gollo ha sicuramente più richieste del suo secondo. La Lazio di Sarri avrebbe già chiesto informazioni e provato ad abbozzare un’offerta preliminare di 15 milioni, rispedita al mittente. Percassi chiede minimo 25 milioni per il suo portiere, il che potrebbe rendere complicata la sua partenza.

Mercato Atalanta, dubbi e incognite della difesa

INCOGNITA DIFESA- Con il mancato riscatto di Caldara e la sempre minor convinzione di trattenere Sutalo, in difesa qualcuno arriverà per dare man forte. Già trattenere Romero sarebbe un’impresa eccezionale, e tutta Bergamo attende solo l’ufficialità del riscatto dalla Juventus per abbandonare i timori di un suo precoce addio. Percassi chiede non meno di 50 milioni, e già questa presa di posizione fa ben sperare per la permanenza dell’argentino.

Accanto a lui inamovibili Toloi e Djimsiti, ma si lavora alle riserve. Il Verona per il talentuoso Lovato chiede minimo 20 milioni, al momento prezzo ritenuto “alto”, ma si spera sempre nell’inserimento di qualche partita per abbassare le pretese scaligere.

Sven Botman del Lille campione di Francia ormai è acqua passata, perché i 40 milioni chiesti dal club francese sono irragionevoli. La pista Ahmedhodzic si è bruscamente e inspiegabilmente raffreddata. Al suo posto salgono le percentuali di un approdo di Tomiyasu, centrale ed esterno del Bologna che costa 25 milioni, ma il riscatto di Barrow (15 milioni) e il possibile inserimento di Colley potrebbero pagare interamente il giocatore.

Spesso però accanto alle voci di mercato verosmili, spuntano le cosiddette “bombe”, in aiuto a giornalisti bisognosi di like.

Diciamolo subito una volta per non parlarne più: Demiral all’Atalanta è un sogno velleitario di inizio estate che non trova riscontri  dal punto di vista economico (la Juve chiede 35 milioni e il suo ingaggio raggiunge quasi i 2 milioni.

C’è chi dà ancora Palomino tra i partenti, ma a questo punto non trattenerlo sarebbe il vero errore, data la situazione sul fronte delle entrate.

Caccia al vice Marten

CACCIA AL VICE DE ROON- Da anni si cerca di individuare il profilo del degno vice di De Roon, ma al momento i vari Pasalic, Kovalenko e Pessina si sono rivelati diversi e incompatibili con il ruolo espresso dall’olandese.

In attesa di scoprire le caratteristiche dell’ucraino, la caccia al sostituto naturale e tattico di Marten continua, e sembra che solo un olandese possa sostituire il nostro mediano. Koopmeiners dell’AZ è una trattativa in stato avanzato: secondo le ultime indiscrezioni, pare che l’Atalanta stia chiudendo attorno a una cifra di 16 milioni più di 2 di bonus, con un ingaggio pari a 1.5 milioni, e un contratto quadriennale.

Le piste Schouten e Svanberg si sono raffreddate, ma nei prossimi giorni potrebbero riprender quota, nel caso con l’olandese qualcosa vada storto.

P.S  per i creduloni: Rodrigo De Paul era un sogno e rimarrà tale, dato che è quasi fatta per il suo passaggio all’Atletico Madrid per una cifra tra i 35/40 milioni. Vero è che l’Atalanta avrebbe disponibilità economica, ma tra l’avere e il voler affondare il colpo passa tutta la differenza del mondo.

Mercato Atalanta, idee poche e confuse in attacco

MESSIA(S) ED EREDI DI ILICIC- In attacco ha già le valigie pronte Josip Ilicic, da tempo fuori dal progetto tattico del Gasp, ma latitano ancora le proposte ufficiali.

Milan e Lazio si sono fatte avanti timidamente, ma l’incostanza dello sloveno e la sua età destano qualche perplessità, nonostante entrambe sappiano bene il valore intrinseco del giocatore. La Dea vorrebbe monetizzare e replicare la trattativa conclusa con il Siviglia per Gomez, ma biancocelesti e rossoneri non paiono intenzionati a sborsare oltre 6 milioni per il fantasista nerazzurro.

Nel caso fosse proprio l’ex Fiorentina a spingere per cambiare aria, le parti potrebbero incontrarsi per discutere di un possibile abbassamento delle pretese. Sarri lo vorrebbe subito a Roma, ma Josip ha sempre fatto capire di voler rimanere vicino alla famiglia, e quindi a Milano.

In attesa di scoprire il suop futuro, Sartori ha già aperto la caccia al sostituto: sul taccuino il solito Boga, ma il Sassuolo chiede 40 milioni, troppi per le casse orobiche. Le possibili contropartite potrebbero far abbassare le pretese dei neroverdi, mala base d’asta rimarrebbe minimo 25 milioni.

Per questo motivo nelle ultime ore si fa sempre più calda ala pista Messias del Crotone, sicuramente più interessato a lasciare la Serie B per la Champions e non per la solita salvezza che invece garantirebbe il Torino di Cairo.

Non poteva mancare l’evergreen dell’estate, ossia l’eterno Palacio accostato a Gasperini, qualsiasi sia la squadra che alleni in quel momento.

Da due anni ogni estate pare che Gasperini lo richieda, e visto il legame che c’è tra i due dai tempi del Genoa, la cosa non sorprende, ma i quasi 38 anni collidono con la filosofia bergamasca. Tuttavia El Trenza potrebbe fare panchina senza problemi, e senza creare scompigli all’interno dello spogliatoio.

E Lammers? L’olandese probabilmente anche la prossima stagione potrebbe trovare poco il rettangolo da gioco, data l’inamovibilità dei vari Malinovskyi, Zapata, Muriel e Miranchuk, quindi l’ipotesi di un suo prestito è contemplato. Il Genoa si è proposto, così come il Bologna, ma al momento lo stesso giocatore non pare convinto di voler cambiare aria.




Zitti e buoni: questa Atalanta non potrà mai deluderci

“Zitti e buoni”, un titolo molto azzeccato per chi alla vigilia della sfida con il Milan ha voluto trovare complotti inesistenti, compresi alcuni tifosi forse ancora con gli occhi iniettati di sangue e che gridavano vendetta dopo la cocente sconfitta in Coppa Italia.

E parla, purtroppo certa gente parla, e non sa di cosa parla, se veramente pensa che la Dea si potesse tirare indietro per vendetta o per storico astio nei confronti della Vecchia Signora.

Anche il sottoscritto ci credeva tanto che potevamo fare l’ennesimo salto record in campionato, con un secondo posto all’altezza e una fila di altri limiti numerici da infrangere, ma la strada si è rivelata più in salita del previsto.

Le motivazioni del Milan e il conseguente calo psicofisico di fine stagione ha indirizzato il match verso un epilogo senza storie, ma si tratta di una sconfitta indolore e che come tale già da oggi in pochi ricorderanno con rabbia.

La “smotorata” nel prepartita e il saluto della squadra dagli spalti della Curva Nord ci hanno ricordato di quanto siamo sì, fuori di testa, ma diversi dalla maggior parte degli altri tifosi rancorosi e mai accontentabili.

Non sarà di certo una finale di Coppa Italia persa e un secondo posto mancato in campionato a rovinare l’ennesimo cammino straordinario fatto quest’anno, perché le soddisfazioni per alcuni obiettivi raggiunti valgono molto di più di certi trofei placcati d’oro.

Finché ci saranno 11 cuori pulsanti dietro a questa magli dai colori così magici, non ci sarà sconfitta nel cuore di chi lotta, ma soprattutto non ci potrà essere delusione. E tutti gli altri conviene stare zitti e buoni.




Corsa Champions: se la Juve può perdere, l’Atalanta deve correre per altre 7 giornate

L’Atalanta spezza l’incantesimo e dopo 20 anni torna a vincere in casa contro la Juventus, per una vittoria storica e dalla doppia valenza, dato che in palio c’era (e c’è tuttora) la prossima qualificazione in Champions.

Un successo importante ma che ancora non esclude nessuna delle competitor dalla corsa, che si prospetta molto agguerrita fino alla fine.

Da anni la Dea è artefice del proprio destino. Data la forza e la qualità di questo gruppo abbiamo provato a vaticinare il possibile cammino da qui all’ultima giornata della Dea, tra incontri difficili e alcuni apparentemente facili.

Atalanta quota 80?

Dopo la Juve, giovedì prossimo toccherà alla Roma, già travolta a Bergamo all’andata, ma lo spirito europeo dei giallorossi grazie alal semifinale ottenuta in EL potrebbe complicare le cose a Roma. Per questo motivo nelle peggiori delle ipotesi, optiamo per un pareggio.

Dalla Roma al Bologna al Gewiss Stadium, contro una squadra che all’andata aveva pareggiato per demeriti nostri, ma che in campionato sta rispecchianod l’anima guerrure del suo allenatore Mihajlovic. Tuttavia, i felsinei non hanno nulla per cui lottare, quind ci aspettiamo bottino pieno contro i rossoblu.

Domenica 2 maggio il Mapei potrebbe rivelarsi un fattore casalingo, dato il nostro recente passato in EL. Il Sassuolo gioca comunque un bel calcio, e rimane aggrappato al treno dell’Europa League, quindi le motivazioni potrebbero contare più del gioco. La qualità dei nerazzurri e i precedenti sono a favore dell’Stalanta, quindi anche con un po’ di fatica, la vittoria potrebbe arrivare.

Da un’emiliana all’altra: il 9 maggio la Dea sarà ospite al tardini contro un Parma che probabilmente già saprà il proprio destino in chiave retrocessione. Se inoltre aggiungiamo una disparità tecnica e mentale tra le due squadre, il risultato è pressoché scontato, ma ricordiamo: nel calcio alla fine il pallone è rotondo.

Si torna al Gewiss il 12 maggio contro il Benevento dell’ex Pippo Inzaghi. Anche in questo caso i campani potrebbero aver già raggiunto parzialmente la salvezza, e quindi giocare liberamente. Giocare senza pensieri potrebbe rivelarsi un’arma a doppio taglio per entrambe, ma l’Atalanta non può permettersi di fermarsi contro le streghe, quindi la vittoria dovrà essere un must.

Il 16 maggio Gasperini torna a Genova contro il suo passato. Il Genoa nondovrebbe avere particolari motivi per rendere difficile il cammino alla Dea, e visto che i risultati precedenti ci sorridono, anche in questo caso la Dea è favorita per la vittoria.

Ultima ma non per importanza, la sfida contro il Milan il 23 maggio, e qui i fattori saranno molteplici. Dall’effettivo distacco in classifica, alla partita di per sè di rango, passando per il morale tutto d ascoprire dopo la finale contro la Juventus, sicuramente quella contro i rossoneri rappresenta il match più tosto, Noi però dato il precedente e per l’importanza del match, propendiamo per un pareggio.

In pratica, ai 63 punti attuali virtualmente possiamo aggiungere 17 punti, per un totale finale di 80 punti. Firmerereste per queste premesse?




Baila come Muriel: panchinaro a chi?

Dove c’è molta luce, l’ombra è più nera, ma nel caso di Luis Muriel i fari del successo e del talento rimangono sempre accesi h24.

Grazie al gol di Lucho l’Atalanta trova in extremis la vittoria contro il Cagliari, e come al solito si rinnova la stessa domanda “La prossima Gasp lo metterà titolare o rimarrà ancora in panca?”.

Una domanda più che legittima, ma che trova risposta come al solito nei freddi ma incontrovertibili numeri: al momento il colombiano è il panchinaro più forte d’Europa (forse del mondo), e per una grande squadra (perché la Dea di fatto lo è) avere assi nella manica come l’ex Fiorentina è una manna dal cielo che pochi possono godere. 16 gol stagionali, di cui 13 in campionato, e nonostante abbia giocato 1161’ (l’equivalente di quasi 13 partite intere), il suo nome compare nella classifica dei marcatori, dopo Cr7 e Lukaku, fari di Juve e Inter.

Muriel non ha mai criticato le scelte del Gasp, e visti i numeri da fenomeno ne avrebbe avuto ben donde. La forza di questo ragazzo è la consapevolezza di poter dare il massimo a partita in corso, utilizzato forse troppo spesso come risolutore, ma un’arma letale e garanzia che tutte le squadre vorrebbero avere in panchina.

C’è chi gioca titolare e rappresenta un faro, una guida per i compagni, e chi entra, risolve e torna al suo ruolo di falso comprimario, ma consapevole che la sua luce intrisa di talento non potrà indebolirsi neanche nell’angolo più buio della panchina.




Atalanta-Torino 3-3: Narciso un po’ distratto (E Papu lasciamolo a Siviglia)

ATALANTA-TORINO- Gasperini  a volte non riesce ad assumersi le colpe per risultati altalenanti, anche se in questo caso il rocambolesco 3-3 concesso al Torino è solo frutto di un altruismo eccessivo della nostra retroguardia (non solo di Palomino, quindi, dato che molti sono pronti con la forca a cacciarlo da Bergamo).

Il tema della stanchezza è ricorrente nelle ultime dichiarazioni del Gasp, ma non può essere l’unica giustificazione per tutto, e soprattutto per un tracollo psicofisico così vertiginoso dopo appena mezz’ora di gioco.

Quando le cose vanno bene è difficile trovare difetti, quando la situazione si complica però le vecchie imperfezioni si notano più facilmente.

Atalanta-Torino 3-3: La sindrome di Narciso

Avere il culto dell’estetismo calcistico è poetico, moderno, ma come tutte le cose il troppo alla lunga risulta controproducente.

L’Atalanta a volte sembra soffrire della sindrome di Narciso: le piace specchiarsi nelle facce attonite degli avversari, soddisfatta di quel che vede. Un gioco fluido, armonico e in pieno stile Barca, ma non sempre si può arrivare con il pallone in area, e anche se potrà sembrare antiestetico, qualche tiro da fuori per sbloccare o raddrizzare un match è consentito. Contro i granata, complice anche la supponenza di poter gestire il match tranquillamente, abbiamo concesso troppo e soprattutto supposto di poter trovare un quarto gol alla fine, dato che di fronte non avevamo il Bayern Monaco, ma il “povero” Torino. A Gasp risolvere le partite con semplici tiri da fuori non piace, ma ricordiamoci che in partite complicate come Lazio, Spal degli anni precedenti le bombe da fuori dei vari Muriel e Malinovskyi hanno risolto i match. Forse promuovere questa strategia a piano B non sarebbe così antiestetico.

Atalanta-Torino 3-3: le vedove del Papu

Nello stesso giorno la Dea pareggia con il Torino e Gomez segna il suo primo gol con il Siviglia. Una coincidenza che non mi auguravo, non tanto per l’ex capitano, ma per tutte quelle vedove del Papu che aspettavamo solo il momento propizio per farsi sentire.

“Serviva uno come il Papu contro il Toro”, “con Gomez non avremmo subito 3 gol”, “Gomez avrebbe svegliato tutti”. Tutte frasi di circostanza che beneficiano del dubbio perenne, dato che rimangono solo supposizioni senza fondamento.  Se crei 30 e non fai 31, non dipende dall’assenza di Gomez, ma dall’atteggiamento generale dell’intera squadra, e forse in questo caso specifico le cause sono da ricercare a livello collettivo non individuale. I blackout di questo genere sono arrivati in passato anche con l’argentino in campo, e Palomino (così come tutta la retroguardia) non scopre certe fragilità solo oggi. Chi rimesta il passato e non pensa al presente, forse dovrebbe rivedere le sue priorità calcistiche.




Adattarsi

Adattarsi”. Questo verbo che lo stesso Darwin indicò come il segreto della sopravvivenza della specie, e anche nel calcio, così come nella vita, stiamo capendo come non sempre il più forte abbia la meglio.

Ogni riferimento a Gomez non è casuale, e soprattutto alle parole di Gasperini nel postpartita di Benevento-Atalanta che ancora una volta ha ribadito come l’argentino non abbia voluto adattarsi e omologarsi alle nuove idee tattiche previste dall’allenatore di Grugliasco.

PIGMALIONE- Il teorico (e forse ancor più pratico)del calcio Gasperini molto si avvicina alla concezione Darwiniana: chi si mostra duttile, ha il suo rispetto, chi è monoruolo, fa fatica  a crescere ed evolversi in un contesto così ben oliato come quello nerazzurro.

Tradotto: ti adegui alle concezioni del mister, inevitabilmente il suo calcio ti selezionerà naturalmente e ti permetterà di mantenere livelli psicofisici aldilà di ogni immaginazione. E paradossalmente proprio Gomez  fu il primo a riscoprire nei suoi geni questa speciale capacità di trasformarsi e omologarsi ad immagine e somiglianza dei diktat tattici di Gasperini, spesso anche sacrificandosi in posizioni “scomode”. Gasperini per l’argentino si è rivelato un vero Pigmalione, ma col tempo la creatura si può ribellare al suo creatore.

Forse Darwin all’epoca si dimenticò proprio dell’ineluttabile scorrere del tempo, perché più passa e più quel senso di onnipotenza dato dalle proprie qualità rischia di farti perdere la trebisonda.

Gomez ne ha ben donde di certificare il suo apporto essenziale con le immagini nelle sue stories  di Instagram per controbattere alla tesi di Gasperini, ma ora rischia di battersi la zappa sui piedi, perché  il talento non è mai stato messo in discussione, ma la maturità nel capire quando poter ulteriormente crescere e imparare senza porsi limiti, quella purtroppo non è questione di adattamento, ma di orgoglio,  sfera del libero arbitrio dove neppure gli dei hanno potere, figuriamoci Pigmalione Gasperini.




Atalanta-Parma 3-0: la matematica del Gasp

ATALANTA PARMA GASP -La Dea conclude in bellezza l’ultima tappa del trittico in salsa emiliana-romagnola infliggendo un secco 3-0 al modesto Parma.

Quarta vittoria consecutiva in casa, sesto risultato utile consecutivo in campionato (aspettando la trasferta di Udine). Una partita delle tante per alcuni, caratterizzata dal solito gioco e dominio nerazzurro, ma in questo caso Gasperini ha dimostrato di saperci fare anche con la matematica.

FATTORI COLOMBIANI- Una regola matematica afferma che “scambiando l’ordine dei fattori, il risultato non cambia”. Una legge che si applica alla perfezione anche nel contesto calcistico, perché Gasp fa partire dall’inizio Muriel, ma l’esito è sempre quello. Muriel fa il Zapata e l’ex Udinese fa il Muriel: uno parte dall’inizio e segna, l’altro subentra al primo e archivia il match con un gol e assist. Un’intercambiabilità che tutti gli allenatori sognano di avere, e con Gasp tutti i conti tornano sempre.

ADDENDO DANESE- Spesso aggiungere troppi elementi in un gruppo ben consolidato può destabilizzare l’equilibrio interno, ma nel caso dell’Atalanta, prima ti adegui, meglio è. Ci sono giocatori che Gasperini non vede neanche con il binocolo (Piccini e DePaoli), ma Joachim Maehle al contrario ha subito convinto l’allenatore, che lo ha voluto subito buttare nella mischia.

Certamente esordire  a risultato già consolidato facilita la vita, quindi non è stato un caso l’exploit del danese, ma l’ex Genk ha dimostrato molta più garra, atletismo e convinzione dei propri mezzi dei suoi omologhi. Quando Gasp aggiunge pezzi, insomma, il puzzle si riesce comunque a completare.

Atalanta-Parma: senza storia senza Papu

Se sottrai un imprescindibile da qualsiasi squadra, nonostante l’individuo non conti mai come il collettivo, la somma rasenta lo zero, perché è come se togliessi l’anima stessa di quel gruppo. Un concetto che fino ad un mese fa avremmo accostato al Papu Gomez, ma che ora risulta il vero non imprescindibile di questa Dea.

Senza il numero 10, i nerazzurri non hanno perso la loro verve offensiva, il gioco fluido e la voglia di divertirsi. Anzi, il suo “sostituto” Pessina ha conferito alla squadra un nuovo equilibrio tattico che di sicuro non stanno facendo rimpiangere l’argentino.

Più responsabilità per i centrocampisti, stessa libertà per l’attacco. Il risultato? Sempre quello: la Dea continua a vincere e convincere, perché le cifre nell’arco della stagione possono variare, ma i conti alla fine al ragioniere Gasp tornano sempre.