Tempo di lettura: 2 minuti

La manita rifilata al Cagliari ha confermato quanto scritto e riportato da giornali e televisioni nell’ultima settimana: questa Atalanta è veramente da Scudetto.

Da tabù, questa parola per molti al momento rimane un sogno difficile da concretizzare,  ma non più così utopistico.

Un obiettivo che Gasperini e Percassi cercano di nascondere (giustamente), ma sul campo le dichiarazioni pre e post partita del tecnico nerazzurro sembrano perdere sempre più consistenza, perché lui stesso sa benissimo che questa squadra non ha niente da  invidiare a Juventus e Inter, le due candidate al titolo secondo le previsioni.

In questi anni abbiamo imparato che l’unico modo per raggiungere obiettivi importanti è quello di non porsi nessun obiettivo iniziale, ma come dice Gasp, questa squadra ha maturato una consapevolezza dei propri mezzi tecnici che in poche squadre in Italia possono vantare. Ergo, Gasp non lo dice esplicitamente, ma implicitamente è sempre stato tra i pochi a crederci, perché chi meglio di lui conosce pregi e difetti (pochi) della sua squadra.

Scudetto si-  Juventus e Inter vivono con l’eterna spada di Damocle del risultato e dell’albo d’oro, la Dea invece gioca, si diverte, fa divertire tifosi e non nerazzurri, con un giusto mix di qualità, quantità e spregiudicatezza. Se a queste caratteristiche aggiungiamo campioni del calibro del Papu, gladiatori in difesa e in mezzo al campo, ma soprattutto esterni che incominciano a vedere la porta quanto gli attaccanti, il processo di riduzione di quel gap con le possibili favorite dello Scudetto si accorcia ogni giornata che passa.  E a quel credere nella parola “Scudetto” risulterebbe obbligatorio.

Scudetto no?- Partire con degli obiettivi è importante, ma partire con degli obiettivi fissi e forse al di sotto delle capacità di una squadra, alla lunga risulta fondamentale, ma può rivelarsi un’arma a doppio taglio.

Percassi ha impostato il disco sulla “salvezza”, obiettivo che tutti noi sappiamo ormai essere raggiungibile anche con la Primavera. Tuttavia, questo limite posto dall’alto si è rivelato in questi anni il vero mordente della squadra orobica, perché l’unico modo per incentivarla è quella di renderla consapevole di poter raggiungere obiettivi anni luce più importanti di quelli imposti.

Come dice Gasp, gli aspetti su cui migliorare sono ancora molti, e forse sono proprio questi limiti al momento a rendere lecito un dubbio sulla vittoria dello scudetto da parte della Dea.

Solita difesa- In principio c’è sempre la questione della difesa, che sembra viaggiare su livelli altalenanti rispetto all’attacco. Un adagio del calcio dice che lo scudetto si vince sempre con la miglior difesa, come dimostrato anche dalla Juventus cannibale nell’ultimo decennio, ma nella storia ci sono squadre che hanno vinto e convinto incassando poco e proponendo un calcio all’avanguardia.

Umana contro le umane– Altro aspetto da non sottovalutare sono quei rari ma a volte significativi blackout stagionali. Dal meno recente casalingo contro il Torino perso 2-3, al pareggio a reti bianche contro la modesta Sampdoria, passando per lo 0-2 del 3 novembre 2019 contro il Cagliari, l’Atalanta ha mostrato di essere umana contro le più umili del campionato. Perdere scontri diretti con le proprie rivali ci sta, ma perder colpi contro squadre nettamente inferiori alla lunga può influire sulla stagione. Piccoli blackout, magari di poco conto nel computo delle 38 giornate, ma eloquenti per una squadra che pensa assai in grande.

L’Atalanta da brava pokerista ha già svelato le sue carte, ma al momento al tavolo dello Scudetto solo Inter e Juventus sembrano poter avere mani dello stesso valore,  ma a Gasp gli assi nella manica difficilmente mancano.

image_pdfimage_print