Le scuse lasciamole ai perdenti

Chi vince festeggia, chi perde spiega, ma in questo caso Gasp  ha poco da recriminare. Bisogna spiegare ai leoni da tastiera e a qualche pseudo-giornalista che le partite si giocano in due e che talvolta l’avversario può avere la meglio, meritando su tutti i fronti.

Il primo da tempo da film horror giocato a Napoli rimane al momento una macchia sul curriculum nerazzurro di Gasperini, ma penso che neanche Gattuso si aspettasse un Napoli così intenso, aggressivo e a trattai avvolgente come la Dea.

Un passaggio a vuoto ci sta, e come sempre il confine è labile tra i meriti e demeriti delle due squadre. Sicuramente l’Atalanta ha avuto il demerito di non reagire subito, ma di fronte ad un incontenibile quanto inaspettato forcing partenopeo, risultava difficile pure contenere.

Il Napoli ha meritato, come lo stesso Gasperini dichiarerà nel post-partita, e non si aggrappa alla scusante delle nazionali e della bolla di due settimane in cui ha vissuto il club per giustificare la debacle.

Oggettivamente parlando, Gattuso ha avuto a disposizione quasi l’intera rosa per preparare in due settimane l’attesissimo match contro i nerazzurri, al contrario del Gasp che ha dovuto valutare i rientri tardivi dei nazionali e fare i conti con la spossatezza della maggior parte dei suoi giocatori.

Un vantaggio iniziale il Napoli può anche averlo avuto, ma nessuno sa se a parità di condizioni l’avremmo portata a casa, perché del senno di poi, sono piene le fosse.

Le scuse quindi lasciamole ai perdenti, perché la sfortuna rimane la principale giustificazione di chi non vuole imparare mai. Gasp, al contrario, in questi anni ha assorbito, imparato e dato lezioni di calcio, perché è questo che fanno i vincenti.




Da travolgente a travolta: Atalanta, quattro ceffoni dal Napoli per tornare con i piedi per terra.

SERIE A, QUARTA GIORNATA

NAPOLI-ATALANTA 4-1: QUATTRO GOL IN 45′, PRIMO K.O. PER LA DEA

Prima o poi doveva pur succedere: però l’Atalanta a cui piace vincere incantando e che ci sta abituando davvero troppo bene, vuol cadere nel medesimo modo; con un tonfo che si fa sentire. Con quattro gol rimediati in un tempo la Dea viene travolta a Napoli dagli azzurri di Gattuso che giocano a velocità doppia rispetto ai ragazzi del Gasp che tornano così a casa a mani vuote dal San Paolo e con la prima sconfitta stagionale in campionato. Niente di grave, sia ben chiaro, ma un passo falso un po’ inatteso per come i nerazzurri avevano iniziato questa stagione, sopratutto dal punto di vista del gioco: mai in partita nel primo tempo e travolti dalla doppietta di Lozano, il gol di Politano e il sigillo di Osimhen. Nella ripresa si vede qualcosina e arriva anche il gol di Lammers che serve solo alla statistica. Bisogna voltare pagina, e in fretta: mercoledì in Danimarca l’esordio in Champions League ci attende.

Napoli: il calcio italiano mette in mostra i suoi due gioielli più belli, due squadre ambiziose ma consapevoli dei propri mezzi che esprimono spesso un gioco a tratti spettacolare. Napoli-Atalanta può essere riassunta così con la Dea che arriva da capolista al San Paolo per affrontare la squadra di Gattuso che ha, un po’ come la Dea, la sua arma devastante per far male alle difese avversarie. Aggiungiamo a tutto questo anche il ritorno di Josip Ilicic da titolare nelle fila nerazzurre ed ecco quindi tutti gli ingredienti per un match di grande valore oltre che un esame di quelli tosti per Papu e compagni.

ILICIC E DE PAOLI TITOLARI: non solo Ilicic come novità nell’undici nerazzurro con il Gasp che butta anche un occhio all’esordio di mercoledì in Champions in Danimarca contro il Midtjylland: panchina iniziale per Freuler e Hateboer con Pasalic e De Paoli (esordio in maglia nerazzurra per lui) scelti come loro sostituti mentre davanti c’è il Papu con Ilicic a supporto di Zapata. Nel Napoli, lancia da subito Bakayoko il tecnico Gattuso che presenta una squadra a trazione anteriore davanti con Lozano Politano e Mertens a sostegno di Osimhen.

LOZANO SBLOCCA LA PARTITA: avvio di gara subito ad alti livelli con il Napoli che spinge di più ed i nerazzurri più attendisti con Lozano che al quinto prova la conclusione mandando fuori di poco. Poi al ventesimo Ilicic apre per Gomez che parte di scatto e poi tira di poco fuori. Al ventunesimo però il Napoli la sblocca con una azione confusa, palla in area rasoterra dove nessuno arriva tranne Lozano che tocca in maniera un po’ goffa ma quanto basta per aprire le marcature e portare i suoi sull’1-0.

ANCORA LOZANO POI POLITANO, DEA TRAVOLTA: incassato lo svantaggio, ci si aspetta una reazione immediata da parte della squadra del Gasp, sin li molto remissiva e, invece, è la squadra di Gattuso a salire in cattedra: al ventiseiesimo è ancora Lozano a colpire, questa volta con un tiro a rientrare su cui Sportiello non ci arriva: 2-0. Regna la confusione in casa nerazzurra, con il Gasp che non riesce a scuotere i suoi ed il Napoli ne approfitta ancora con Politano che fa partire un tiro incredibile da fuori area che si infila sotto la traversa, senza lasciar nuovamente scampo a Sportiello che raccoglie in fondo al sacco il terzo pallone della giornata in poco più di mezz’ora.

POKER OSIMHEN, PRIMO TEMPO DA INCUBO: un primo tempo davvero da incubo per i nerazzurri, incapaci di contenere un Napoli che vince in tutti i reparti le sfide con i giocatori del Gasp e a due dall’intervallo cala il poker, stavolta con Osimhen che va in gol con un tiro incrociato da fuori area sulla quale stavolta Sportiello è tutt’altro che impeccabile: 4-0, lo stesso risultato su cui si andrà al riposo pochi minuti dopo un solo minuto di extra time concesso dal direttore di gara.

RIPRESA, LAMMERS SEGNA IL GOL DELLA BANDIERA: durante l’intervallo il Gasp cambia volto alla sua Atalanta provando a metterci una pezza nonostante il risultato sia già ampiamente compromesso: dentro quindi Mojica e Djimsiti e fuori Zapata e Palomino in avvio e, dopo dieci minuti, anche Lammers al posto di Gomez. Il Napoli abbassa i giri del motore e la Dea prova almeno a cercare il gol della bandiera che arriva proprio con il neo entrato olandese dopo una ripartenza prorompente di Romero che apre perfettamente per il numero sette nerazzurro che segna così il gol della bandiera per i nerazzurri. Nel frattempo anche Ilicic era uscito dal campo lasciando il posto a Malinovskyi.

DEA, UN COMPLEANNO AMARO: con lo scorrere dei minuti inizia a scendere ulteriormente anche il livello di intensità e in campo ed i quattro minuti di recupero servono semplicemente alla statistica prima di sigillare definitivamente il risultato finale. Festeggià con quattro babà decisamente amari il suo compleanno numero centotredici un’Atalanta che perde senza attenuanti al San Paolo, sopratutto sul piano del gioco dove i nerazzurri sono apparsi a tratti piuttosto remissivi e distratti senza nulla togliere comunque ad un avversario, il Napoli, che ha studiato bene la partita ed ha vinto con pieno merito questo match. Niente drammi, recuperiamo le giuste energie e prepariamoci a mercoledì quando, in Danimarca, la Dea inizierà la sua seconda, storica, avventura in Champions League.

IL TABELLINO:

NAPOLI-ATALANTA 4-1 (primo tempo 4-0)

RETI: 23′ e 27′ Lozano (N), 30′ Politano (N), 43′ Osimhen (N), 69′ Lammers (A)

NAPOLI (4-2-3-1): Ospina; Di Lorenzo, Koulibaly, Manolas, Hysaj; Bakayoko (75′ Malcuit), Ruiz (83′ Demme); Lozano, Mertens (75′ Lobotka), Politano (60′ Ghoulam), Osimhen (82′ Petagna) – A disposizione: Contini, Llorente, Maksimovic, Meret, Rrahmani, Rui – Allenatore: Gattuso.

ATALANTA (3-4-2-1): Sportiello; Toloi, Romero, Palomino (46′ Djimsiti), Depaoli, De Roon, Pasalic, Gosens (81′ Muriel); Ilicic (62′ Malinovksyi), Gomez; Zapata (46′ Mojica) – A disposizione: Freuler, Hateboer, Miranchuk, Radunovic, Rossi, Sutalo – Allenatore: Gasperini.

ARBITRO: Di Bello di Brindisi

NOTE: gara disputata con mille spettatori allo stadio – ammoniti Lozano (N), Toloi, Gosens, Djimsiti (A) – recuperi: 1′ p.t. e 4′ s.t.




Big match all’ombra del Vesuvio: l’Atalanta capolista con un Ilicic in più sfida il Napoli

NAPOLI, ORE 15

LA DEA CERCA LO SGAMBETTO AI CAMPANI PER RESTARE IN ORBITA

Si riparte: un lungo tour de force di tra campionato e Champions attende la Dea del Gasp prima della prossima sosta per le nazionali prevista a metà novembre. E si ricomincia subito con un terzo grado per Papu e compagni che sono attesi a Napoli dagli azzurri di Gattuso, altra squadra che ha cambiato poco e che si è rinforzata il giusto per tornare a puntare in alto dopo l’altalenante scorsa stagione. Un match che promette emozioni e spettacolo dove l’Atalanta proverà a festeggiare al meglio il suo compleanno numero centotredici della sua storia.

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GLI ULTIMI DUBBI DEL GASP: con l’eccezione di Caldara e Gollini, mister Gasperini può contare praticamente su quasi tutta la rosa a sua disposizione e non è da escludere un clamoroso impiego dal 1′ di Ilicic, rientrato dopo il lungo periodo di assenza. Tuttavia il Papu e Zapata sembrano favoriti per un posto in attacco da titolari con Pasalic dietro a supporto mentre dietro Romero dovrebbe giocare insieme a Djmsiti e Palomino.

LE PROBABILI FORMAZIONI:

NAPOLI (4-2-3-1): Ospina; Di Lorenzo, Manolas, Koulibaly, Hysaj; Fabian Ruiz, Lobotka; Politano, Mertens, Lozano; Osimhen – All.: Gattuso

ATALANTA (3-4-1-2): Sportiello; Djimsiti, Romero, Palomino; Hateboer, De Roon, Freuler, Gosens; Pasalic; Gomez, D. Zapata – All.: Gasperini




Atalanta-Napoli 1-0, quando il sogno divenne realtà

2 ottobre 2016: una data forse ancora poco celebrata, ma una tappa che ha segnato la storia recente dell’Atalanta, perché il sogno è diventato qualcosa di impronosticabile.

Erano le 15 di una domenica di ottobre soleggiata, tempo ideale per guardare la Dea allo stadio (l’allora Atleti Azzuri d’Italia), colmo in ogni suo anfratto, per la bellezza di oltre 15mila anime nerazzurre in festa e forse consapevoli che quel giorno qualcosa avrebbe cambiato radicalmente la storia  della Dea.

 Gasperini si era appena insediato sulla panchina nerazzurra, e nonostante la vittoria in trasferta a Crotone gli abbia fatto tirare un sospiro di sollievo per un clamoroso esonero (oggi è così, ma allora tutti noi me compreso volevano il suo esonero),  il Gasp si rigioca nuovamente tutto contro i partenopei.

Dall’altra parte il Napoli di Sarri, destinata in seguito a giocarsi lo scudetto con la Juventus cannibale, e sulla carta una delle peggiori avversarie che il tecnico di Grugliasco potesse affrontare in quel momento, data la criticità del momento.

Ecco il primo segno del cambiamento epocale: data l’assenza di Kessie in mediana (espulso a Crotone), Konko e Spinazzola infortunati, Gasperini decide di affidarsi alla linea verde, buttando nella mischia un imberbe ma talentuoso Mattia Caldara affianco a Toloi e Masiello, inserire in medina Gagliardini e dare fiducia ancora una volta a Petagna , in un tandem d’attacco con Papu Gomez già collaudato in quel di Crotone pochi giorni prima.

Pronti via, sul piano del gioco e delle occasioni create è la Dea a fare il Napoli per una volta, con un gioco fluido e molto aggressivo in fase di non possesso che imbriglia di fatto la formazione partenopea. Papu Gomez sulla fascia sinistra fa quello che vuole, facendo venire un’emicrania al povero Hisaj, incapace di contenere la sua esplosività. Una nuova mentalità che viene subito premiata dalla fortuna: al 9’ l’argentino pennella un cross in area, che viene mancato goffamente da Koulibaly, Ghoulam respinge ma la palla finisce tra i piedi di Petagna che a due passi da Reina insacca.

Ecco la seconda folata del vento del cambiamento, con una rete che perdurerà  fino al 90’, quando l’arbitro fischierà la fine, sancendo così l’inizio ufficiale dell’età Gasperiniana, arrivata oggi al suo culmine con la semifinale di Champions sfiorata e con una squadra che finché avrà consapevolezza dei propri mezzi, non potrà far altro che superare i suoi limiti.




Percassi a tutto campo: “Scudetto? Siamo a -31 dalla salvezza”

Intervistato dall’Eco di Bergamo, il presidente nerazzurro Antonio Percassi ha parlato a 360 gradi degli obiettivi e della stagione di questa straripante Atalanta, senza però mai perdere la sua modestia.

OBIETTIVO SCUDETTO?-Sono felice per questa grande partenza. Siamo già a -31… dallo champagne (la salvezza, ndr). Atalanta prima? Sì, me l’hanno detto. Ma non siamo degli sprovveduti. Perché dovrei parlare di scudetto? Poi perdi due partite e sei il presuntuoso che s’è schiantato. Noi saremo tanto più forti quanto più resteremo l’Atalanta: più sali in alto, più devi guardare in basso”

SORPRESA JOSIP- “Sono d’accordo, è l’Atalanta migliore di sempre. Non ricordo tanti giocatori così importanti tutti insieme, con tutta questa qualità. Guidati da Gasperini in panca e da Gomez in campo. Rinnovati o da rinnovare non è un problema. Loro saranno atalantini e bergamaschi a vita. Ilicic sta sempre meglio, e lo rivedremo presto in campo“.

CASO TOLOI- Sono soddisfatto di aver vinto così bene col Cagliari. Ho sentito le voci del pubblico, soprattutto erano trascorsi due giorni dal caso di Toloi. E il gruppo ha dimostrato di avere valori morali enormi”.  

CHAMPIONS A BERGAMO- È dal sorteggio che mi tormento. Abbiamo fatto cose incredibili per portare la Champions a Bergamo, la sorte ci ha mandato due club che rappresentano la storia del calcio, noi li dobbiamo accogliere senza tifosi. Ma così è un altro sport e i bilanci soffrono”.

SULLA CURVA SUD-Nessuna previsione, troppe variabili. Il parcheggio interrato, l’incognita del pubblico: senza si può ipotizzare l’avvio dei lavori a stagione in corso. Serviranno almeno dieci mesi. Il sogno rimane quello di essere pronti per il 2021/22 con il pubblico sugli spalti. Sarebbe magnifico“.

NAZIONALE AL GEWISS-“Roberto Mancini è un amico, sarà un onore ospitarlo, e ospitare Italia e Olanda, nazionali che hanno fatto la storia del calcio. Mi vien da pensare che saranno loro a chiederci di tornare… E noi, zero dubbi, li accoglieremo sempre a braccia aperte. Ospiteremo squadre come Liverpool e Ajax tra i club. Ci stanno succedendo cose inimmaginabili”.




Cambio di mentalità e consapevolezza: il mercato da big dell’Atalanta

Si è conclusa la sessione estiva di calciomercato. Una parentesi diversa da quelle passate, avvenuta in piena crisi covid e che inevitabilmente ha riscontrato molte complicanze sul lato delle trattative.

Nonostante la situazione di emergenza per i club, la Serie A rimane tra i campionati più spendaccioni, ma tra chi vende per causa di forza maggiore e chi acquista per ridurre gap tecnici, qui troviamo l’Atalanta.

Gli obiettivi della società erano semplici e chiari: trattenere i big e rinforzare la panchina, in ottica campionato e Champions.

L’Atalanta è tra le poche squadre rimaste quasi immuni dall’emergenza coronavirus: Percassi infatti non ha mai sentito l’impellente bisogno di cedere,  ed è qui che il cambio di mentalità e il notevole fiuto per gli affari ha ancora una volta ridotto il gap con club più blasonati, ma poveri di idee e strategie.

CAMBIO DI MENTALITÀ- Più oltrepassi confini inimmaginabili, meno club avrai alla tua porta che bussano incessantemente per i tuoi gioielli.

L’epica cavalcata in Champions ha di fatto annichilito le residue speranze di alcune big di potersi anche solo permettere di sedersi al tavolo delle trattative con Percassi.

Gasperini ha chiesto conferme e ulteriori ritocchi, in linea con una società che anche a livello strategico è diventata una big. Dalla filosofia del “vendere per il bilancio”, Percassi  ha incominciato ad impuntarsi e prendere in mano ogni straccio di possibile trattativa, esplicitando a tutti il nuovo concetto: “Mostratemi i cash e MAGARI ne discutiamo”. Per questo motivo Zapata ha smesso in pochi giorni di esser accostato a Juventus e compagnia bella, e per lo stesso motivo il Papu è rimasto, nonostante le allettanti ma precoci sirene del calcio arabo. Tutti insieme appassionatamente, rimasti ovviamente, qui, a Bergamo, la città che ha insegnato come i sogni e le ambizioni una volta raggiunti, facciano passare in secondo piano l’aspetto meramente economico.

PROSPETTI A QUOTA 100- Trattenere e spendere solo se necessario, ma nel caso delle cessioni si può far sempre qualche eccezione.

Castagne ormai in rotta di collisione con la società era inevitabile che partisse,e per questo motivo 25 milioni incassati rimangono un capolavoro societario. Mai quanto quella di  Dejan Kulusevski, venduto a peso d’oro alla Juventus per 44 milioni (35+bonus), con la consapevolezza che nessuno avrebbe potuto in seguito rimpiangerlo, data l’altissima qualità dei titolari. Nelle ultime ore di mercato la Dea ha calato il tris con la cessione di Amad Traore per 40 milioni al Manchester United, per un totale di quasi 100 milioni complessivi che non sono di certo passati inosservati tra i corridoi della Lega Calcio. L’Atalanta sciorina e insegna calcio sul campo, ma sul mercato è sempre stata la docente universitaria più competente in Italia.

IL NUOVO CHE “AVANZA”-  Qualche ritocchino era inevitabile, ma spesso ci si confonde tra il ritoccare e rinforzare. Mojica, Romero, Lammers, Piccini, De Paoli e Miranchuk sono i frutti di un mercato come al solito non esorbitante (circa 26 milioni esclusi possibili rinnovi di prestiti o riscatti), ma sempre ben mirato a rafforzare tutte le piccole (ma comunque presenti) lacune tecnico-tattiche.

Un mercato all’insegna di molti prestiti e colpi futuri, perché a Bergamo il presente è l’immagine mobile del futuro.




Eurorivali Atalanta: Liverpool a picco, Ajax e Midtjylland peccano di cinismo

L’Atalanta vola in campionato: con la manita rifilata al Cagliari, la Dea si ritrova al comando della Serie A a punteggio pieno. Ormai non ci si può più nascondere: questa squadra può davvero lottare fino alla fine per lo Scudetto, ma nel mentre sale l’attesa per l’esordio in Champions League.

Come ogni anno, quindi, è bene monitorare l’andazzo delle avversarie del nostro gruppo, e visto i clamorosi risultati di questa giornata di calcio internazionale, la consapevolezza di fare bene rimane molto alta.

LIVERPOOL A PICCO- Partiamo dai detentori della Champions del 2019. Anche i mostri sacri hanno punti deboli, come dimostra il clamoroso 7-2 infilitto dall’Aston Villa al Liverpool. I reds privati di Mané, Matip, e Allison tra i pali, si sono affidati alle giocate di Salah e Firmino, ma dietro Van Diks e Gomez hanno combinato più guai di Gianburrasca. Tanto possesso palla per i reds (70 a 30), ma il cinismo questa volta lo hanno portato i padroni di casa che hanno messo a segno 7 reti su 11 tiri nello specchio della porta, contro le due reti su 8 del Liverpool.

AJAX SENZA SMALTO- Anche il giovane Ajax nella scorsa giornata di Eredivisie si è inceppato. La squadra di Ten Haag non è riuscito a rimontare l’1-0 del Groningen, arrivato al 49′. Anche in questo caso però le statistiche ci mostrano una partita diversa dall’esito finale. I lanceri hanno stravinto il possesso palla (70 a 30), e attaccato con forza e vigore, ma nessuno dei 18 tiri totali si è concretizzato. Dall’altra parte ai padroni di casa è bastato insaccare uno solo dei 2 tiri nello specchio della porta per ottenere i 3 punti.

DANESI RIMONTATI- L’unica avversaria dei nerazzurri ad uscire contenta a metà è il Midtjylland. I danesi in trasferta a Horsens, sul lato del gioco non hanno nlla da recriminare. 26 tiri, di cui 9 in porta, e già al 32′ si trovavano avanti per 2 reti a zero. Inspiegabile rimane quindi la clamorosa remunatada incassata dal 35′ al 45′, quando i apdroni di casa hanno incominciato ad accelerare il passo, trovando dapprima il gol dell’1-2 e poi allo scadere del primo tempo il pareggio su rigore.

Tutte e tre le avversarie hanno di fatto dominato in lungo e largo le partite, ma sul piano del cinismo è venuta a mancare quella lucidità che invece la Dea continua a sfoggiare in campionato.